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29/03/2019

Retribuzioni nel commercio, l'Unione contro i pregiudizi

Il presidente dell'Unione Philipp Moser.
In questi giorni si parla molto delle retribuzioni nel servizio pubblico. Quando si affronta il tema del reddito, in un modo o nell’altro si finisce per concludere che gli stipendi dei collaboratori nel commercio al dettaglio sono particolarmente bassi. L’Unione intende eliminare una volta per tutte questo pregiudizio, “mettendo chiaramente in evidenza la realtà dei fatti”, afferma il presidente Philipp Moser.

Ci sono settori, come il commercio al dettaglio, rispetto ai quali l’opinione pubblica ritiene erroneamente che siano disponibili solo lavori a basso reddito, riassume l’Unione. “Ma la realtà è diversa: la situazione va considerata in tutte le sue sfaccettature, perché dobbiamo fare una netta distinzione tra commercio specializzato gestito direttamente dall’imprenditore, che in Alto Adige è ancora largamente presente grazie ai molti negozi di piccole e medie dimensioni e alle altrettanto numerose aziende familiari, e quanto avviene nella grande distribuzione”, chiarisce Moser.

Il commercio specializzato richiede infatti collaboratori qualificati. In questo settore i dipendenti altamente qualificati sono molto richiesti, e hanno quindi ottime chance sul mercato del lavoro – e, di conseguenza, ricevono una retribuzione commisurata alle prestazioni e alle conoscenze specifiche. “I buoni venditori e collaboratori accedono a stipendi più che soddisfacenti, anche perché, in azienda, c’è un rapporto assai stretto tra titolare e dipendente, che si traduce spesso in supplementi di stipendio rispetto allo stipendio lordo previsto in sede di contratto collettivo”, ribadisce il presidente. Nella maggioranza dei casi, inoltre, queste figure professionali chiamate a un’intensa attività di consulenza godono di contratti a tempo indeterminato.

Al contrario, la grande distribuzione contribuisce in larga misura alla cattiva immagine retributiva nel commercio. Essa è autonomamente riunita nell’associazione nazionale Federdistribuzione, e applica in parte degli specifici accordi aziendali e/o nazionali. In questo campo, il personale qualificato, con capacità di fornire consulenza, competenze specialistiche o altre qualifiche, non è richiesto; i profili più frequenti sono infatti quelli meno specializzati, come il personale di cassa o gli addetti agli scaffali. Ed è per questo che, generalmente, gli stipendi sono più bassi.

L’Unione fornisce anche altri argomenti alla discussione. “Da sempre datori di lavoro e rappresentanze dei dipendenti concordano i contratti collettivi. Quale espressione territoriale dell’associazione nazionale Confcommercio, noi, come Unione, partecipiamo alle trattative per il contratto integrativo provinciale per l’Alto Adige, e siamo pertanto in grado di raggiungere un compromesso migliore per entrambe le parti – aziende e dipendenti”, sottolinea il presidente Moser. Ricadono in quest’ambito temi di grande importanza per il commercio e i servizi quali i contratti stagionali, banca ore, maggiorazione degli straordinari per il lavoro domenicale e festivo, premi di produttività o norme particolari specifiche per il praticantato.

In Alto Adige è anche presente l’Ente bilaterale per il settore terziario (EbK), il quale offre una serie di prestazioni dedicate sia ai datori di lavoro che ai collaboratori. Son particolarmente apprezzate, per esempio, le diverse iniziative a sostegno della conciliazione tra famiglia e lavoro. L’ente è previsto dal contratto collettivo per il terziario e viene amministrato congiuntamente dall’Unione e dai sindacati del settore commerciale.

Il presidente dell’Unione Moser sottolinea infine che, in questo periodo, l’associazione è impegnata a favore della creazione di benefit aggiuntivi per la categoria, quali migliori prestazioni del fondo sanitario grazie a una soluzione locale e prestazioni welfare per i dipendenti.
 
 
 
 
 
 
 
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