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19/12/2020

L’Unione critica aspramente la decisione di chiudere il commercio al dettaglio e la gastronomia fino al 6 gennaio

Il presidente Philipp Moser: “Signor presidente della Giunta provinciale, questo non possiamo davvero accettarlo!”

“Per avere un argomento a sostegno di una più ampia libertà di spostamento tra i Comuni, sono stati sacrificati il commercio e la gastronomia. Come se l’una avesse a che fare con l’altro! Lo scopo dell’autonomia altoatesina è quello di punire nuovamente il commercio con regole più severe rispetto al resto d’Italia?” L’Unione commercio turismo servizi Alto Adige, a pochi giorni dal Natale, non ha inviato una lettera a Babbo Natale, ma al presidente della Giunta provinciale Arno Kompatscher, il cui piano, di considerare cioè tutto l’Alto Adige zona rossa dal 24 dicembre al 6 gennaio, ha suscitato grande preoccupazione nell’Unione e che, se fosse confermato, non potrebbe essere in alcun modo accettabile: “Per il commercio al dettaglio e la gastronomia non possiamo assolutamente accettare una chiusura di 14 giorni, dal 24 dicembre al 6 gennaio”, critica il presidente dell’Unione Philipp Moser.

Non è accettabile né comprensibile che l’Alto Adige debba subire regole assai più severe rispetto al resto d’Italia, dove il commercio al dettaglio potrà tenere aperto almeno quattro giorni fino all’Epifania.

“Non possiamo in nessun caso accettare questa punizione: anche in tempo di Coronavirus, fare acquisti in Alto Adige è sempre stato sicuro. Il commercio non è un Hotspot!”, ribadisce Philipp Moser.

A tutt’oggi il commercio al dettaglio e e la gastronomia in provincia hanno sempre fatto ciò che dovevano, rispettando severe prescrizioni e norme igieniche pensate per garantire che fosse ancora possibile compiere i propri acquisti nei vivaci paesi e città dell’Alto Adige. 14 giorni sono un periodo molto lungo: il commercio al dettaglio di generi non alimentari deve quindi essere messo nella condizione di garantire alla popolazione un commercio di vicinato integro e completo, e non solo composto dei beni di prima necessità.

“Non si tratta di richiedere delle misure compensative anche per il commercio, così da sostenerlo. Il commercio deve poter continuare a lavorare”, chiede il presidente dell’Unione. “In particolare il commercio stazionario lotta da mesi con grandi difficoltà, ed è una delle principali vittime di questa crisi. Non accetteremo tanto facilmente questa chiusura forzata”, conclude Philipp Moser.
 
 
 
 
 
 
 
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