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13/09/2019

Consumare con più consapevolezza

Una ricetta per le imprese: collaborare con gli altri operatori del posto

“Banking is necessary. Banks are not”, aveva predetto Bill Gates all’industria finanziaria nel 1994. E come il nocciolo dell’industria finanziaria si è tramutato in tecnologia finanziaria (FinTech), così l’impresa commerciale del futuro sarà innanzitutto un’impresa tecnologica digitale che continuerà a esercitare anche il commercio. Il commercio progressivamente si dissolverà. Questo cambiamento avverrà soprattutto alla luce della sempre minor importanza del possesso e della diffusione delle nuove tecnologie. La conseguenza: ci aspetta la fine del consumismo così come lo conosciamo oggi. Ciò è quanto si legge nel recente studio dell’Istituto svizzero Gottlieb Duttweiler, il cui titolare David Bosshart è conosciuto come un filosofo con una spiccata tendenza alla provocazione.

Dal possesso all’utilizzo
Nel suo studio “La fine del consumismo” si parla di polverizzazione del commercio tradizionale, di mercati completamente nuovi nel settore delle esperienze e dei ricordi sintetici, di un accavallamento del consumo reale e virtuale e del cervello come point of sale. Il rapporto commerciale persone, l’unica forma di commercio immaginabile per millenni, si trasforma in “Romantic commerce”.

Due fattori sono determinanti ai fini del cambiamento: da un lato è già iniziato il passaggio dal possesso all’utilizzo – Uber, Netflix e Spotify ne sono una dimostrazione. Ed è proprio l’industria della musica a evidenziare come il commercio di beni fisici (supporti audio) può trasformarsi in un servizio (streaming). Il commercio-noleggio sembra essere la prossima grande novità nel commercio.
Dall’altro lato il progresso tecnologico trasformerà l’intera catena del valore aggiunto. Le mixed realities, il potere dei dati e l’internet delle cose (IoT) attraverso l’intelligenza artificiale fino alla neurotecnologia: saranno probabilmente questi i motori del nuovo consumismo.

Non è solo una questione di commercio online
Dei prodotti, dei negozi o del commercio, così come li conosciamo oggi, fra trent’anni resterà ben poco. Immaginare il futuro solo in termini di un incremento lineare dell’e-commerce, che mieterà vittime tra i negozi tradizionali, è comunque riduttivo.
Le persone continueranno a soddisfare anche in futuro le proprie esigenze fisiche basilari acquistando merci. Ma cambieranno radicalmente le modalità con cui sarà stimolato il desiderio di queste merci, le catene di fornitura e il modo in cui le merci raggiungeranno il consumatore. Al momento è tuttavia difficile stimare per quanto tempo si protrarrà questa fase.

Ciò che conta
Previsioni cupe quindi per il consumismo così come lo conosciamo oggi? Per secoli determinati filosofi, sacerdoti e ideologi hanno stigmatizzato il consumismo nella sua forma odierna, che impedisce un “autentico” sviluppo spirituale e ci distoglie da quelli che sono i nostri doveri sociali. Le persone dovevano essere più disciplinate, credere in Dio e non lasciarsi distogliere o sedurre dagli oggetti. Soltanto nell’epoca dell’illuminismo si impone una nuova visione: il consumismo diventa una parte importante dell’esistenza umana, della civiltà e di ciò che ben presto si definì progresso. E l’uomo moderno acquista oggetti che sono importanti per lui o che sottolineano la sua personalità.
Comunque lo studio del Gottlieb Duttweiler Institut fornisce anche qualche indicazione pratica per “sopravvivere”: alle piccole imprese consiglia di curare la clientela affezionata, di trasformare l’acquisto in un’esperienza e soprattutto di collaborare con gli altri operatori del posto in modo che i clienti non abbiano alcun motivo per ordinare la merce online. Questi consigli evidenziano ciò che conta: restano fondamentali i fattori di successo su cui si punta da decenni: la consulenza e il servizio, l’autenticità, l’esperienza e l’emozione, fattori che distinguono i commercianti di successo da quelli che hanno meno successo.

Stanno crescendo i nuovi clienti
Con la generazione Z – gli attuali adolescenti e ventenni – si sta sviluppando una nuova clientela per il commercio: interessati alla politica partecipano attivamente alle dimostrazioni per la tutela del clima e la sostenibilità e sfidano i grossi gruppi nel campo dell’energia e delle automobili. Disprezzano la plastica, i prodotti che danneggiano l’ambiente e i modi di lavoro poco sociali. E questi giovani sono molto attenti alle proprie richieste, dicendo pubblicamente ciò che non piace. Ma i giovani non sono disposti a rinunciare alla plastica monouso (solo l’11 per cento degli youngsters desidera ridurne il consumo) o acquistano nei mercati discount capi di abbigliamento a basso prezzo usa e getta: questa generazione costituisce una sfida per il mondo politico – e per il commercio.
Una domanda interessante: come si possono gestire queste contraddizioni? Sicuramente non sarà d’aiuto la tecnologia digitale; l’uomo resterà sempre centrale, anche nel commercio. Nonostante il progresso tecnologico l’uomo aspira all’attenzione sociale. E il commercio potrà mantenere in vita il legame con il cliente solo mediante l’empatia e i valori.
 
 
 
 
 
 
 
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