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14/03/2019

Commercio al dettaglio: nuova proposta per una regolamentazione delle aperture domenicali e festive

L’Unione parla di una vera e propria farsa e auspica una soluzione altoatesina: “Altrimenti si conferma una situazione da Far West”

Il presidente dell’Unione Philipp Moser.
Negozi chiusi in occasione di 12 festività nazionali e, in aggiunta, di altre quattro festività autonomamente stabilite a livello regionale – ma solo per le aziende commerciali con superficie di vendita oltre i 400 metri quadrati. Tutti gli altri negozi con meno di 400 metri quadrati possono tenere sempre aperto, non solo, quindi, nelle suddette festività, ma anche di notte, 24 ore al giorno. E non è tutto: la domenica rimane fondamentalmente un giorno aperto al commercio. Queste sono le regole previste da una nuova proposta condivisa dalle principali associazioni della grande distribuzione e da altre associazioni commerciali – tra le quali anche Confcommercio nazionale. Questa proposta sarà ora sottoposta al Governo italiano.

Per l’Unione commercio turismo servizi Alto Adige questa proposta è assolutamente inaccettabile. I motivi di questo rifiuto sono diversi, come argomenta il presidente dell’Unione Philipp Moser, che prende anche le distanze da Confcommercio: “Dal punto di vista della regolamentazione degli orari di apertura domenicali e festivi, questa proposta è una vera e propria farsa, perché lascia tutto più o meno com’era in precedenza. Per tutte le domeniche e per i negozi sotto i 400 metri quadrati, infatti, si conferma la liberalizzazione totale, 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno”.

Se applicata, questa liberalizzazione mascherata avrà un effetto ancora maggiore in Alto Adige. “Nella nostra provincia, moltissimi negozi sono aziende piccole e a conduzione familiare, che ricadono quindi nella categoria sotto i 400 metri quadrati. E per loro la situazione rimarrebbe il Far West che ben conosciamo”, ribadisce Moser.

Per l’Unione quest’ultima proposta rappresenta la conferma che l’Alto Adige necessita di una regolamentazione locale tagliata su misura dei bisogni dell’Alto Adige. “La premessa di una simile legge provinciale è che, sulla base delle nostre specificità, lo Stato trasferisca alla Provincia la competenza in materia di orari di apertura, così da poter legiferare autonomamente. La Provincia ha già presentato a Roma la relativa norma di attuazione allo Statuto di Autonomia. A partire da essa sarà possibile emanare una propria regolamentazione provinciale”, spiega il presidente dell’Unione.

Come è noto, già da alcuni mesi l’Unione ha elaborato una nuova proposta per una legge provinciale. Essa prevede che, nella maggior parte dell’Alto Adige (83 Comuni) siano permesse fino a otto aperture domenicali e festive all’anno. Quattro giornate sono stabilite da ciascun Comune, le altre quattro a livello provinciale dalla Camera di commercio in accordo con le associazioni di categoria più rappresentative. Eccezioni a questa regola sono previste per due categorie di località turistiche nonché per le aziende del commercio di vicinato e della tradizione.
 
 
 
 
 
 
 
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