10/09/2024
Fuga della forza lavoro, triste primato per il Trentino-Alto Adige
Il presidente dell’Unione Philipp Moser.
“Tutti subiamo gli effetti della mancanza di collaboratori e forza lavoro, per esempio quando diventa più difficile attirare nuovi talenti e quando il carico di lavoro va suddiviso su sempre meno persone”, prosegue Moser. “Bisogna investire di più nei collaboratori, nella loro formazione e nella flessibilità. Laddove è possibile, bisogna anche introdurre nuove tecnologie e aumentare l’automatizzazione. Le tecnologie possono aiutarci a ottimizzare i processi di lavoro e, allo stesso tempo, incrementare la produttività”.
Parlando dell’attrattività di un territorio dal punto di vista lavorativo, l’Unione chiama in causa anche la politica. “Dobbiamo far sì che l’Alto Adige non sia solo un luogo magnifico nel quale vivere e trascorrere le vacanze, ma anche un’interessante location professionale. E ciò comprende anche la possibilità di potersi permettere un’abitazione! La Giunta provinciale, nei primi sei mesi di attività, ha già dato stimoli in tal senso, ma ora bisogna renderli concreti. Se i giovani decidono di andarsene o di non fare ritorno in Alto Adige perché non possono permettersi di abitarci, il pericolo per il nostro sviluppo si fa molto serio”, ribadisce il presidente dell’Unione.
A questo proposito, il presidente dell’Unione intende fare ulteriore chiarezza: “L’economia non può essere sempre incaricata di risolvere tutti i nostri problemi. Quando, per esempio, si parla di contrattazione collettiva, si sostiene spesso la necessità di innalzare gli stipendi, così che le persone possano permettersi i costi abitativi. Anch’io dico ‘sì’, dobbiamo certamente adeguare le strutture retributive, ma la soluzione del problema dei costi della casa è nelle mani della politica! La sola maggiorazione degli stipendi non risolverà il problema abitativo”, conclude Philipp Moser.





