12/05/2026

Facilitare il lavoro in pensione: Nuova soluzione dell’Unione con relativa proposta di legge

Il presidente dell’Unione Philipp Moser.
Facilitare il reinserimento volontario dei pensionati nel mercato del lavoro ovvero la prosecuzione della loro attività professionale: recentemente il Consiglio provinciale ha approvato a maggioranza un voto sul tema degli incentivi a lavorare oltre l’età pensionabile. Ora l’Unione propone una soluzione concreta in merito. L’associazione sta attualmente collaborando con il senatore Meinhard Durnwalder alla stesura di una proposta legislativa in merito. L’obiettivo è quello di contrastare concretamente la crescente carenza di personale, soprattutto nelle regioni e nelle province autonome con tassi di disoccupazione strutturalmente bassi, come l’Alto Adige.

“Molte aziende sono alla disperata ricerca di collaboratori e collaboratrici. Allo stesso tempo, ci sono persone pensionate disposte a continuare o a riprendere a lavorare, spesso a tempo parziale, forti di esperienza, affidabilità e grande motivazione. Lo Stato non deve ostacolare questa disponibilità”, sottolinea il presidente dell’Unione Philipp Moser.

La proposta dell’Unione prevede un modello pilota temporaneo per le aree con bassi tassi di disoccupazione. In queste regioni, si applicherebbe un meccanismo contributivo speciale ai pensionati già in possesso di una pensione interamente cumulabile: i contributi pensionistici relativi al reddito aggiuntivo percepito – sia la quota a carico del datore di lavoro che quella a carico del dipendente – non verrebbero accreditati come ulteriori contributi pensionistici, ma versati direttamente al pensionato come bonus per la continuazione dell’attività lavorativa, tassabile ma esente da contributi.

“Il seguente esempio di conteggio mostra il grande vantaggio di questo modello senza che ne derivino maggiori costi per l’azienda o il collaboratore. Alla fine, ne emerge una situazione win-win per entrambe le parti”, sottolinea Moser.

Con uno stipendio lordo di 3.000 euro al mese (circa 2.150 euro netti), secondo la proposta dell’Unione il pensionato riceverà un pagamento aggiuntivo di circa 1.000 euro al mese (circa 650 euro netti). Tale somma corrisponde al contributo che normalmente veniva versato all'INPS da dipendenti e datori di lavoro per le pensioni di vecchiaia, invalidità e superstiti, ma che ora il pensionato riceverebbe direttamente in busta paga e sarebbe tassato di conseguenza.

Reddito lordo: 3.000 euro/mese
Posizione  Oggi  Scenario 
 Contributi per le pensioni di vecchiaia, invalidità e superstiti (≈33%)   ca. 1.000 euro all’INPS  0 euro all’INPS
 Possibile pagamento come stipendio    In aggiunta al reddito lordo fino a 1.000 euro/lordi al mese
 
“Non si tratta di favoritismi indiscriminati o di spostamento di manodopera nel mercato del lavoro”, chiarisce Moser. “Si tratta di una misura volontaria, mirata e a tempo limitato per quelle aree in cui si registra una carenza di personale. In Alto Adige il problema è già una realtà: i posti vacanti rimangono scoperti, le aziende sono costrette a ridurre i servizi e si perde preziosa esperienza”.

L’attuale quadro normativo rende la prosecuzione dell’attività lavorativa finanziariamente poco attraente per molti pensionati. I redditi aggiuntivi vengono tassati progressivamente e aggiunti alla pensione; allo stesso tempo, i contributi pensionistici sono dovuti anche se ciò si traduce in un beneficio pensionistico aggiuntivo minimo o nullo. “Questo è un classico caso di mancata incentivazione”, afferma Moser. “Chi lavora deve in definitiva ottenere un valore aggiunto tangibile”.

L’Unione sottolinea che questo approccio non rappresenta una rottura sistemica, ma si basa piuttosto sui meccanismi già esistenti nel diritto previdenziale italiano, come ad esempio l’incentivo al posticipo del pensionamento. Tale principio verrebbe ora applicato specificamente ai pensionati, ma solo in situazioni ben definite di carenza di personale.

“I lavoratori esperti e le lavoratrici esperte possono svolgere un ruolo importante, soprattutto nel commercio al dettaglio, nella ristorazione, nel settore dei servizi e in molte piccole imprese, non come sostituti dei giovani, ma come integrazione laddove non c’è alcun rischio di esclusione, perché le posizioni non possono comunque essere coperte”, conclude Moser.
 
 
 
 
 
 
 
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