12/09/2025

Presa di posizione Unione sul nuovo studio IRE commercio al dettaglio in Alto Adige

Il presidente Moser: “Nel commercio, l’unica costante è il cambiamento”

Il presidente dell’Unione Philipp Moser.
“Il commercio al dettaglio in tutto il mondo, e quindi anche in Alto Adige, si trova ad affrontare numerose sfide, il che non è sostanzialmente una novità per il settore”, afferma il presidente dell’Unione commercio turismo servizi Alto Adige Philipp Moser a commento del nuovo studio sul commercio al dettaglio dell’Istituto di ricerca economica IRE della Camera di commercio di Bolzano, di recente pubblicazione.

L’unica costante nel commercio è sempre stata il continuo cambiamento, continua il presidente. “Il commercio non muore, il commercio è vivo – e le nostre numerose aziende familiari sono e rimarranno il cuore del commercio in Alto Adige”, sottolinea Moser.

1. Sfida: successione d’impresa
“Quando un’attività chiude, spesso fa notizia. Ma non si tratta certo di una moria generalizzata”, afferma Moser. Mentre il numero di esercizi commerciali in Alto Adige è diminuito di 132 aziende tra il 2014 e il 2024 (un calo di quasi il 3 percento), nello stesso periodo la superficie commerciale è cresciuta di circa l’11 percento. E il numero di dipendenti è aumentato di oltre il 23 percento.

Aziende piccole e a conduzione familiare
Tuttavia, queste cifre dimostrano chiaramente anche che sono soprattutto le piccole imprese a conduzione familiare a essere sempre più sotto pressione. Sono proprio queste attività commerciali al dettaglio, insieme alla gastronomia e ai prestatori di servizi, a caratterizzare i centri urbani, a vivacizzare paesi, quartieri e centri urbani, a garantire posti di lavoro e a contribuire alla qualità della vita. “Affinché queste imprese possano continuare a operare e trovare successori all’interno della famiglia, ma anche al di fuori di essa, hanno bisogno di condizioni generali e di sostegno adeguati, nonché di un sano sviluppo urbano”, spiega il presidente dell’Unione.

2. Sfida: online
Al giorno d’oggi, il comportamento di acquisto online è un fattore determinante. “Uno sguardo alla storia del commercio al dettaglio mostra che, generalmente, le nuove forme di commercio non hanno sostituito le precedenti, ma piuttosto le hanno integrate. L’aumento delle conoscenze e dei servizi digitali è necessario per la modernizzazione e la competitività di molte aziende del commercio. È più importante che mai aumentare la visibilità online e, ove possibile, combinare il commercio online con quello fisico”, spiega il presidente dell’Unione.

Manca un’equa concorrenza
Se consideriamo i noti giganti online, va sottolineato come manchi una concorrenza leale tra rivenditori online e fisici. “È inaccettabile che le grandi piattaforme online paghino pochissime tasse sulle loro vendite grazie all’ottimizzazione fiscale e al trasferimento verso paradisi fiscali, mentre le aziende locali contribuiscono regolarmente con la loro quota di imposte e tasse. O che le nostre aziende siano soggette a rigide normative ambientali, sociali e di trasparenza, mentre i giganti online dell’Estremo Oriente ottengono enormi vantaggi competitivi aggirando queste norme. Abbiamo finalmente bisogno delle stesse regole per tutti gli attori del commercio!”, afferma Moser.

3. Sfida: carenza di personale
Anche nel commercio al dettaglio, trovare personale sta diventando sempre più difficile. “I nostri venditori sono il cuore di ogni attività commerciale ed è ingiusto che vengano ripetutamente etichettati come lavoratori a basso salario. Non è così: grazie ai nuovi contratti collettivi di lavoro a livello provinciale e nazionale, di recente sono stati introdotti sensibili adeguamenti salariali”, afferma Moser. Per dare risalto alla professione, per la prima volta, l’Unione presenterà la professione di venditore in un concorso in occasione dei prossimi WorldSkills Alto Adige.

Le persone al centro dell’attenzione
Un aspetto positivo dello studio è che i clienti continuano ad attribuire grande importanza al commercio al dettaglio tradizionale perché vogliono sperimentare i prodotti – cioè toccarli, vederli o provarli di persona – e perché vogliono essere ispirati e ricevere consigli personalizzati da specialisti qualificati. “Un’ulteriore prova che, nonostante tutta la digitalizzazione nel mondo dello shopping, le persone con le loro competenze, conoscenze e talenti rimangono fondamentali”, conclude il presidente dell’Unione Philipp Moser.
 
 
 
 
 
 
 
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